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Palazzo Taffini d'Acceglio
Orari:
da martedì a domenica 10.00-13.00 e 14.00-18.00.
Le visite guidate alla città sono previste il venerdì, sabato e domenica alle ore 11.00 e alle ore 15.00. Negli altri giorni su prenotazione.

Contatti:
Ufficio Turistico I.A.T. di Savigliano
Palazzo Taffini d’Acceglio
Via Sant’Andrea, 53
Tel. e fax 0172 370736
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Ufficio Turistico di Savigliano

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Palazzo Taffini sorge quasi al termine di Via S. Andrea, nell’antico quartiere dei nobili lungo l’asse urbanistico della Contrada Maestra, quasi difronte alla chiesa di S. Andrea. Il palazzo è costituito da due corpi di fabbrica che si affacciano in parte su Via S. Andrea e in parte su Via Jerusalem; l’imponenza e la sobria eleganza della facciata lungo la quale si aprono imponenti portici è interrotta da pilastri in bugnato che sostengono un massiccio portone ligneo, ingresso principale all’edificio. La famiglia Taffini, dinastia di militari che seppe accumulare una grandiosa fortuna prestando servizio e denaro ai Duchi di Savoia, ottenne cittadinanza saviglianese dal 1590. Per consolidare tale prestigio, era indispensabile possedere una sede di rappresentanza adeguata al nome della famiglia. È così che dall’inizio del Seicento per circa un ventennio Camillo Taffini intraprese l’acquisto di vari lotti di terreno su cui sorgerà il palazzo, pensando fin da subito a Ercole Negri di Sanfront, architetto ducale, come progettista. Sarà il figlio Giusto a proseguire i lavori e portere a termine il cantiere decorativo affidando a maestranze saviglianesi l’arduo compito di realizzare l’imponente ciclo di affreschi dedicati a Vittorio Amedeo I che ancora oggi rendono famoso l’edificio. Oltrepassato il portale ligneo sotto la via porticata si entra nel silenzio dei palazzi rinascimentali. Oltrepassato l’androne, si apre un’ampia corte d’onore, chiusa su due lati dalle ali del palazzo, oggi resa giardino ma in realtà con funzione di cortile di servizio per il passaggio e la manovra delle carrozze. L’organizzazione del palazzo segue il modello del tipico palazzo aristocratico piemontese del XVII secolo, contraddistinto dall’articolazione degli ambienti androne-scalone d’onore- galleria- salone d’onore. Salendo al piano nobile si ha accesso al salone d’onore, considerato sala di maggior magnificenza dell’intero palazzo, recentemente riportata all’antico splendore da un restauro del 2004, finanziato dalla Cassa di Risparmio di Savigliano. Gli affreschi trasformano la sala in un belvedere con colonne ioniche che sorreggono un importante coronamento e lasciano aperta la scena alla Gloria ed alla Fama che nel cielo aperto celebrano il principe Amedeo, marito di Cristina di Francia. Secondo l’impostazione di matrice romana, la loggia dipinta con colonne sfonda le pareti e lascia immaginare oltre, uno spazio aperto al di là della sala, in parte coperto dai grandi arazzi che narrano i trionfi conseguiti da Vittorio Amedeo I tra il 1617 e il 1637 durante le guerre di successione del Monferrato e dei Trent’anni, nonché parallelamente la gloria del casato Taffini. Sull’ampia volta a botte, il carro della Vittoria Alata e della Fama, che celebrano il nome di Vittorio Amedeo, occupano quasi tutto il cielo visibile. Non è più a Molineri che dobbiamo la grandiosa opera ma ad altro o altri artisti. Tra le numerose ipotesi formulate la più accreditata vede impegnati in questo cantiere artisti comunque legati alla scuola pittorica saviglianese. Due nomi emergono tra gli altri: quelli di Jean Claret e del fossanese Giovenale Boetto attivi a Savigliano in quel periodo e spesso impegnati insieme in altri cantieri. Proseguendo la visita del piano nobile, si incontrano quattro salette settecentesche frutto di rimaneggiamenti seguiti al trasferimento nel 1726 della principessa Isabella di Savoia Carignano, la Damigella di Savigliano. Gli ambienti presentano decorazioni secondo il gusto rococò tipico dell’epoca. Le quattro salette sono state ricavate da due ambienti originari più vasti, che furono suddivisi e ribassati con una serie di volte in “cannicciato”. Ancora oggi al di sopra delle coperture attuali si conservano soffitti a cassettoni e i fregi a fresco di Scuola saviglianese. Fa seguito un ulteriore locale ad impianto ancora seicentesco, dove il cannicciato è stato rimosso per dare la possibilità di ammirare la decorazione soprastante. Un’altra manica di salette, conosciuta come Ex-cappella o Salone degli dei, si sviluppa lungo l’altro corridoio del palazzo. Il salone degli dei è un ampio spazio ottenuto dall’unione di due sale seicentesche voluta dalle suore Rosine, che qui si trasferirono dopo che la famiglia Taffini abbandonò i locali, come cappella dell’istituto. Si possono notare i fregi dipinti originali ed i soffitti lignei. Nei fregi della seconda parte della sala sono rappresentati temi iconografici tratti dal De Florum Cultura di Giovan Battista Ferrari, pubblicato nel 1638. Fu abitato quasi ininterrottamente fino al 1878. Estintosi il casato nel 1897, l’anno successivo l’immobile venne acquistato dal Regio Istituto delle Rosine che vi tenne a lungo un educandato per fanciulle povere ed un asilo infantile modificando senza troppi riguardi parte degli ambienti. Dal 1976 è di proprietà della Banca Cassa di Risparmio di Savigliano che lo utilizza come sede di rappresentanza e ha provveduto ai dovuti recuperi e restauri.
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